La democracia pone a cada uno en su sitio.

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(De una foto de  G. Cordero en El País)

Inicio mi tercer mandato. Sevilla necesitaba poner fin a la época de los alcaldes fugaces al frente de gobiernos divididos, mientras la ciudad permanecía estancada. Sevilla necesitaba estabilidad política. Necesitaba poder desarrollar un verdadero proyecto político y de transformación. Necesitaba un buen modelo de ciudad hacia el que dirigirse. Y eso no se consigue en el corto plazo de un mandato, sino en el medio plazo de un período de estabilidad política y de continuidad de los proyectos de gobierno.

Gracias a todos los que han apostado por el avance de Sevilla, por el progreso, por la modernización. Gracias a todos los que han creído y creen en este proyecto y trabajan conmigo por llevarlo adelante, por Sevilla.

La nueva Alameda de Hércules

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Sevilla World Music 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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El SWM repite recinto de celebración. Al igual que en la pasada edición se realizará en el Parking de la Expo ’92,  que reúne las condiciones necesarias para acoger las más de 100.000 personas que se esperan esa noche en el recinto. Tony Aguilar, apoyado por el equipo de locutores de 40 Sevilla, se encargará de conducir un show de dimensiones espectaculares (más de 100.000 watios de sonido y 400.000 de luces) en el que se darán cita artistas de los más diversos estilos como Antonio Orozco, OBK, Roser, Carlos Baute, Aleks Syntek, Bebe, Merche, Latin Lovers, Biel, Lorna, Las Chuches, Tisuby & Giorgina, Sara y Seduced.  información

 

"Sevilla,algo más que palmeras y palmeros"

cafebabel.com - la revista europea

Cafebabel.com ha sacado un dossier especial sobre Sevilla. Sevilla vista por jóvenes europeos.

“Una economía en auge, una cerveza universal y una revolución en los transportes públicos no impiden las dificultades de emancipación de los jóvenes sevillanos, los famosos mileuristas. Sevilla: ¿cosmopolita y andaluza en marcha? “.

Louise Bongiovanni – Sevilla –Investigación: El club de los mileuristas.La juventud europea sigue la cadena: universidad, primer empleo, construir un futuro… Sin embargo, la generación sevillana de los “mileuristas” lo está teniendo difícil.

Martin Schneider – Munich – Reportaje: La mezquita de la discordia.Dos semanas después de las elecciones municipales la construcción en Sevilla de la mezquita más grande de Europa está todavía en en el aire.

Thibault Llecuyer – Sevilla – Reportaje: Sevilla: la revolución de los transportes.Una primera línea de metro, un tranvía en el centro, una zona sin coches y carriles bici: Sevilla apuesta por los transportes ecológicos y lucha contra los atascos.

Anna Castellari – Trieste – Análisis: De la cerveza al metro: cómo cambia la capital andaluza.Descubriendo las nuevas infraestructuras de la ciudad. Con un ojo puesto en los jóvenes emprendedores.

Dalla birra alla metropolitana, come cambia la capitale andalusa

Anna Castellari – Sevilla – 12.6.2007  Analisi

Alla scoperta delle nuove infrastrutture della città. Con un occhio attento ai giovani imprenditori. (Foto Flickr, Anu Garrapiñá) Siviglia corre veloce. Nel 2006 la sua economia è cresciuta e lo sviluppo continua, tra aiuti alle nuove imprese, turismo sempre più florido, nuove infrastrutture e posti di lavoro.
E tanta tanta birra, grazie alla fabbrica di cerveza più all’avanguardia di tutto il Paese, in fase di collaudo.
«In un secolo la produzione è centuplicata»Gli avveniristici parallelepipedi colorati della nuova fabbrica Heineken España si stendono sotto i miei occhi. L’odore del mosto mi avvolge non appena entro nell’ampio salone dove si lavora il luppolo. Fernando Navarro Carrión, direttore dei progetti del gruppo, mi spiega col suo spiccato accento andaluso le varie fasi della produzione della cerveza, la birra. La Cruzcampo, che la produce da oltre cent’anni, ora fa parte di Heineken España, che ne manterrà il marchio. «In un secolo la produzione è centuplicata» spiega infatti Navarro. Ma perché proprio qui? Perché la birra si produce sì con malto, luppolo e lievito. Ma un ingrediente fondamentale è anche l’acqua, particolarmente buona e pura in Andalusia.Per spostare la fabbrica dall’edificio storico in cui si trovava, Heineken ha dovuto affrontare non poche polemiche. Anche se sono niente in confronto a quelle sorte in favore dell’antica (1897) fabbrica di birra di Pedavena (Belluno) che la Heineken Italia voleva chiudere per un motivo simile. Le proteste, rilanciate anche Beppe Grillo, hanno vinto. E gli operai, dopo più di un anno di iniziative e mobilitazioni, hanno potuto riprendere la produzione della loro storica birra. Dimostrandosi tanta solidarietà (hanno deciso di lavorare a rotazione pur di non lasciare a casa nessuno) e contribuendo direttamente al rilancio del marchio.
Qui, invece, l’antica fabbrica Cruzcampo, nel quartiere centrale di Nervión, verrà forse trasformata in un museo della birra. La cerveza viene ora preparata in un nuovo complesso industriale dalla capacità produttiva impressionante: tecnicamente è in grado di sfornare 5,2 milioni di ettolitri l’anno. E in modo automatico. Per testarlo mimo lo studente di Piazza Tienanmen, di fronte a una macchina in marcia che trasporta le taniche di birra e somiglia a un carro armato: la macchina si blocca da sola. Nelle sale di produzione e imbottigliamento gli operai sono pochi e per lo più controllano le varie fasi. Tutte gestite da un cervellone centrale, supervisionato a sua volta dagli ingegneri del gruppo. «Abbiamo cominciato a costruire la fabbrica solo nel 2005 – spiega Navarro – ma la produzione è già iniziata. Sarà a pieno regime nel luglio 2008: un vero record.»
Un’economia in piena crescita
Lascio alle spalle il quartiere popolare di Macarena e costeggio la riva del fiume Guadalquivir, di fronte all’isola della Cartuja, fino ad arrivare all’ultramoderno edificio di Crea Sevilla. Un centro, sotto controllo del comune, nato per «aiutare la creazione e il consolidamento delle imprese» mi spiega il direttore Miguel Macías nel suo luminoso ufficio con vista sul fiume. «Ai nuovi imprenditori offriamo prima di tutto una sede. E li aiutiamo dal punto di vista burocratico e strategico».
Ma quali requisiti devono avere le future imprese? «Devono vendere un prodotto interessante e innovativo e utilizzare, preferibilmente, le nuove tecnologie di comunicazione». L’aiuto offerto da Crea Sevilla si sviluppa in due fasi. «La prima dura sei mesi: i futuri imprenditori sono seguiti da alcuni tutor e hanno a disposizione computer e connessione a Internet. Trascorso questo periodo, offriamo alloggio alla neonata impresa per un massimo di tre anni.»
Il direttore è ottimista. «Siviglia – spiega – sta vivendo una crescita boom. Le infrastrutture che stanno nascendo e che si stanno sviluppando in città (metrò, aeroporto, opere urbanistiche) costituiscono una nuova opportunità di rilancio.»Che fatica senza metropolitanaNon solo. «Dagli anni Sessanta il turismo, specie quello culturale, rappresenta una delle principali fonti di reddito» spiega Mauro Ruiz Méndez, professore di teoria economica ed economia politica all’Università di Siviglia. «Le grandi manifestazioni folcloristiche come la Semana Santa (settimana pasquale) e Feria richiamano numerosi turisti che possono contare su un’altissima qualità delle strutture alberghiere. C’è anche un turismo di congressi: il Palacio de Congresos ne è un esempio, anche se ora ha bisogno di essere ampliato. Sono stati inoltre aperti diversi campi da golf, che attraggono molti turisti del nord Europa».
Ma le nuove infrastrutture? «Nell’aeroporto, costruito nel 1992 in occasione della Grande Esposizione Universale, stanno arrivando molte linee low cost. Il porto si sta
ampliando per permettere l’ingresso di imbarcazioni più grandi». E la metropolitana, ancora in costruzione? «Il progetto – continua Méndez – esiste dagli anni Settanta, ma non ha ricevuto sufficienti investimenti. Dopo la fine della dittatura di Franco, quando si era già a metà dei lavori, il Partito socialista operaio al governo ha bloccato i lavori. Per ora si prevede una linea unica. Eppure la metropolitana è un’opera indispensabile in una città con più di un milione di abitanti e stradine simili a quelle di Napoli. Il traffico automobilistico è ormai insostenibile».Grazie a Eduardo S. Garcés e ad Ana Soriano Escudero per il loro prezioso aiuto. Anna Castellari – Sevilla – 12.6.2007 | _mg_3364.jpg

Révolution des transports

Thibault Llecuyer – Séville – 12.6.2007

Analyse http://www.cafebabel.com/es/dossier.asp?id=395

Une première ligne de métro, un tramway dans le centre, une zone sans voiture et des pistes cyclables : Séville se met aux transports écologiques et déclare la guerre aux embouteillages.

Les transports publics de Séville en construction (Thibault Llecuyer)

Premier dimanche de mai à Séville : la foule se presse le long de l’avenue de la Constitución, aux rails flambants neufs. Personne pour essayer le nouveau tramway : il fait reconnaître que la ligne est encore en phase de test, son ouverture prévue à l’automne. Les passants préfèrent visiblement commenter une série d’une centaine de toiles, disséminées le long du tracé du futur tram. Ce concours artistique a été organisé par la municipalité pour familiariser les Sévillans avec le ‘Metrocentro’ et la zone piétonne du centre-ville.

Outre la fermeture du centre historique aux voitures, la capitale andalouse connaît actuellement une petite révolution de ses transports urbains, pilotée par la mairie et le gouvernement régional. « Cette seconde modernisation », selon les mots du maire Alfredo Sánchez Monteseirín, intervient 12 ans après l’Expo universelle de 1992 qui avait doté Séville d’un aéroport moderne, d’autoroutes et de trois ponts futuristes sur le fleuve Guadalquivir.

Plus d’une décennie plus tard, les priorités ont changé : les nouveaux transports en commun et les pistes cyclables doivent dorénavant permettre de lutter contre la pollution et le réchauffement climatique. Des objectifs peu évidents dans une ville où prédomine la culture de la voiture et où l’écologie est loin de représenter une préoccupation quotidienne.

Un retour controversé

A 500 mètres de l’exposition, devant le grand hôtel Alfonso XIII, un wagon du nouveau tramway est ouvert à la visite. A l’intérieur, sont placardées des photos d’époque. « En 1887, il y avait déjà un tram à Séville, » s’étonnent les plus jeunes. Pilar, une sexagénaire qui tient un kiosque de journaux sur la place Puerta de Jerez, se souvient : « le tram a été fermé en 1960 et c’est bien dommage car je le trouvais beaucoup plus joli que le nouveau. »

La nouvelle mouture qui doit parcourir 1 kilomètre et demi s’attire déjà les quolibets de nombreux habitants. Trop court, trop coûteux. Sans compter la laideur des pylônes censés soutenir l’alimentation électrique.

Pour couper court à ces commentaires peu flatteurs, la municipalité a d’ores et déjà mis en place un centre d’information qui fait son possible pour rassurer les locaux. D’ici un an, les pylônes devraient être retirés et les tramways rouler de façon autonome, grâce à une batterie électrique. Les rails aussi seront prolongés. Le Parti Andalucista, une coalition nationaliste et conservatrice, menaçait elle de démonter le tram s’il avait été élu lors des récentes élections municipales.

L’esprit de Séville

« Les Sévillans aiment critiquer ce qui est nouveau mais une fois que c’est là, ils sont très contents. Regardez la foule qui se presse sur la nouvelle avenue piétonne » », tempèrent Carlos et Daniel. Les deux Sévillans sont à l’origine de ‘Sevilla21’, un forum de discussions citoyen, consacré aux transformations urbaines de la ville.

Eux font partie des enthousiastes de la première heure alors qu’ils ont suivi toutes les péripéties de la révolution des transports sévillane : la découverte d’une muraille arabe lors du creusement d’une station de métro rue San Fernando, les changements dans le tracé du tramway sans compter la manifestation des chauffeurs d’attelage contre la zone piétonne.

L’arrêt des voitures à cheval sur la place Virgen de los Reyes a notamment été supprimé suscitant la grogne des conducteurs d’attelages. «C’était le meilleur endroit pour attraper les touristes, » confesse Miguel.

Mais il n’y a pas que le tram qui provoque la controverse. « Le métro, » s’exclame ainsi Pilar, « je serai morte avant ! ». Malgré les premiers travaux en cours sur la place Puerta de Jerez et à San Bernardo, elle n’y croit plus. Il faut dire que le premier projet de métropolitain à Séville, lancé en 1974, n’a jamais vu le jour. « Il y avait une opposition encore plus forte qu’aujourd’hui, » analyse Daniel de ‘Sevilla21’.

A l’époque, un quotidien local avait publié une photo truquée insinuant que le percement du tunnel faisait pencher l’emblème architectural de la ville, la Giralda. De fait, le projet avait été interrompu par manque d’argent.

Aujourd’hui, les choses sont un peu différentes : le consortium du métro a obtenu un prêt de 260 millions d’euros de la Banque européenne d’investissement (BEI) et recueille les suffrages de la majorité des sévillans. Les accros de la voiture espèrent une diminution des embouteillages, les autres pensent gagner du temps en empruntant le métro.

Moschee in der Schwebe

Analyse Martin Schneider – München – 12.6.2007 

http://www.cafebabel.com/es/article.asp?T=A&Id=2566

Zwei Wochen nach den Stadtratswahlen steht der Bau der größten Moschee Europas in Sevilla bis auf weiteres in den Sternen

Moschee-Projekt auf Eis gelegt? (Foto: KristaNonKrista/flickr)

Das einzige, was an Los Bermejales europäisch ist, sind die Straßennamen. Hier kreuzt die Avenue Frankreich die Berliner Straße, die Avenue Deutschland trifft auf die Brüsseler Straße. Doch eigentlich ist Los Bermejales, ein Viertel im Süden Sevillas, ein unauffälliger Ort. Vom Glanz, den die Hauptstadt Andalusiens im Zentrum verbreitet, ist hier, an ihrer südlichen Peripherie, nichts zu spüren. Quadratisch reiht sich Wohnblock an Wohnblock; einige Jugendliche in Trainingsanzügen sitzen rauchend auf Parkbänken. Man sieht eine Mutter, die ihren Kinderwagen durch die Häuserzeilen schiebt.

Warum die größte Moschee Europas ausgerechnet hier hätte entstehen sollen, kann niemand erklären. Der Anteil der Muslime in Los Bermejales ist verschwindend gering. Eigentlich sollte das riesige Gotteshaus der “Islamischen Gemeinschaft Spaniens” auf einer Fläche von 6000 Quadratmetern am Ende der Allee Europa gebaut werden. Doch als bekannt wurde, dass die Stadtverwaltung das Projekt genehmigt hatte, schlugen die Wogen in Sevilla hoch. Und nun, zwei Wochen nach den Wahlen zum Stadtrat, plant der wiedergewählte sozialistische Bürgermeister Sánchez Monteseirín, das Projekt vorerst zu beenden und einen anderen Ort für die Moschee zu finden.

Kindergarten oder Moschee?

Verantwortlich für die Entscheidung des Bürgermeisters ist vor allem eine Frau: Conchita Rivas, die Vorsitzende des Nachbarschaftsvereins von Los Bermejales. “Die Moschee ist viel zu groß für unser kleines Viertel”, klagt die rüstige 67jährige Andalusierin. Sie ist hörbar erbost darüber, dass die Stadtverwaltung das Gelände an die Islamische Gemeinschaft Spaniens vergeben wollte. Als wir sie fragen, was statt der Moschee in Los Bermejales gebaut werden sollte, wird sie selbst für südspanische Verhältnisse äußerst laut: “Der Baugrund war eigentlich für öffentliche Einrichtungen vorgesehen! Wir sind davon ausgegangen, dass dort ein Kindergarten und ein Gesundheitszentrum entstehen werden”.

Deshalb entschloss sich Rivas, gegen die Moschee zu kämpfen. Ihr Verein sammelte in Los Bermejales 3500 Unterschriften gegen das geplante Gotteshaus und zog schließlich gegen die Stadt Sevilla vor Gericht. Mit Erfolg: Die Richter kündigten an, zu überprüfen, ob die geplante Moschee dem gemeinnützigen Zweck des Grundstücks entspricht oder nicht. Bis dahin untersagten sie alle Bauarbeiten. “Wir haben nichts gegen eine Moschee in Sevilla oder den Islam im Allgemeinen”, erklärt sie. Aber eine Moschee dieser Größe könne sie in ihrem Viertel nicht dulden. “Man muss akzeptieren, dass Spanien kein muslimisches Land ist”.

Präsident der Islamischen Gemeinschaft Spaniens (Foto: Martin Schneider)Wie es derzeit aussieht, war Rivas’ Kampf erfolgreich. Und Malik Ruiz Callejas muss sich als Verlierer fühlen. Der Präsident der Islamischen Gemeinschaft Spaniens hatte den Bau der riesigen Moschee in Los Bermejales vorangetrieben. Die Vorwürfe seiner Rivalin Conchita Rivas hält er für scheinheilig. “Der Nachbarschaftsverein von Los Bermejales ist in Wahrheit gegen den Islam, gegen die Muslime. Da geht es nicht um die Größe unserer Moschee.” Außerdem verfüge das Viertel bereits über zahlreiche öffentliche Einrichtungen.

Man kann davon ausgehen, dass Ruiz Callejas dennoch versuchen wird, das geplante Gotteshaus in Sevilla zu verwirklichen. Für den zum Islam konvertierten Andalusier ist die Moschee kein Projekt, das an den Toren Sevillas halt mache, sondern “ganz Spanien und das ganze Abendland” betreffe. Dies erklärte er noch vor der Entscheidung des Bürgermeisters gegenüber cafebabel.com. “Die Moschee soll eine Referenz für alle Muslime und Nicht-Muslime werden”, lautet sein ehrgeiziges Ziel.

Moschee in Granada (Foto: Genna.Eve/flickr)Ruiz Callejas’ Gemeinschaft hat bereits die neue Albaicín-Moschee in Granada gebaut, die 2003 eröffnet wurde. Das Gotteshaus zählt zu den größten Moscheen Europas. “Wir wollten in Granada kein Ghetto bauen, sondern ein dynamisches Zentrum, das sich seiner Nachbarschaft öffnet”. Auch die neue Moschee in Sevilla sollte ein solches Zentrum werden – Ruiz Callejas plante einen “angenehmen, hellen, sauberen Ort”. Die Gartenanlagen sollten allein 4000 Quadratmeter ausmachen, auf dem restlichen Gelände wollte die Gemeinschaft ein Kulturzentrum, eine Bibliothek und andere der Öffentlichkeit zugängliche Orte schaffen.

Konservative befürchten Terrorgefahr

Terroristen den Zutritt verwehren (Foto: Martin Schneider)Im Streit um die neue Moschee geht es aber auch um die Angst vor Terroristen. Die konservative spanische Tageszeitung ABC berichtete, dass die Moschee durch Gelder des Sultans Al-Qasimi, dem Regenten des Emirats Schardscha, finanziert werden solle. Schardscha ist eines der sieben Emirate der Vereinigten Arabischen Emirate. Die Finanzierung der Moschee durch arabische Geldgeber stößt in Sevilla auf scharfe Kritik. Konservative Kreise, allen voran ABC und die “Partei Andalusiens”, befürchten, dass dadurch islamische Extremisten in Andalusien Fuß fassen könnten. Ruiz Callejas weist solche Vorwürfe weit von sich: “Unser Finanzsystem ist transparent. Der spanische Staat kennt alle unsere Geldtransfers, samt Absender und Empfänger”. Nun hat er gegen ABC und die Partei Andalusiens Klage wegen Verleumdung eingereicht.

Andere islamische Organisationen in Spanien reagieren zurückhaltend auf die Diskussion um die Moschee in Sevilla. “Ich bin für den Bau der neuen Moschee”, erklärt Mansur Escudero, Präsident der bedeutenden muslimischen Dachorganisation “Junta Islamica de Espana”. Er gilt als moderater Muslim, da er sich für die Rechte der Frauen stark macht und eine Fatwa gegen islamistische Terroristen ausgesprochen hat. “Jeder Bürger Spaniens hat das Recht, sich für den Bau eines Gotteshauses einzusetzen”, betont er. Auch den Vorwurf, dass Terrororganisationen wie Al-Qaida hinter der Finanzierung der Moschee stünden, bezeichnet Escudero als eine “Dummheit” und fügt hinzu: “In diesem Fall hätte der spanische Staat die betreffenden Organisationen verfolgt”. Dennoch dringen in den Worten des moderaten Muslims auch Vorbehalte durch. “Eine kleinere Moschee wäre mir lieber”, räumt er ein. “Der Staat sollte diese Gotteshäuser finanzieren, damit keine einzelne Gruppe bestimmt, was in der Moschee gepredigt wird”.

 Der Islamwissenschaftler Emilio González Ferr�n (Photo: Martin Schneider)“Sevilla braucht eine Moschee, aber nicht diese”, glaubt auch der Islamwissenschaftler Emilio González Ferrín, der an der Universität von Sevilla lehrt. “Das soll eine Moschee zu Propaganda-Zwecken werden”, so Ferrín. Er fürchtet, dass die Imame wie im Fall der neuen Moschee in Granada aus Marokko kommen werden, die eine radikalere Auslegung des Korans vertreten würden. Und Mansur Escudero geht davon aus, dass es Interessensgruppen gebe, die durch den Bau riesiger Gotteshäuser in Europa Einfluss gewinnen wollten. “Saudi-Arabien verfolgt diese Politik. Indem sie gigantische Moscheen in den wichtigsten Städten der Welt finanzieren, werden sie zu einer Referenz für den Islam. Und das, obwohl sie in Wahrheit gar kein Gewicht in den muslimischen Gemeinden vor Ort haben.”

Emilio Gonzales Ferrín weist darauf hin, dass die Islamische Gemeinschaft Spaniens nicht repräsentativ für die spanischen Muslime sei. Es gebe andere Gemeinschaften, die eine größere Zahl an Gläubigen vertreten würden, denen es aber am nötigen Geld für eine Moschee mangele. “Dabei brauchen die Muslime Sevillas eine Moschee – sie haben im Moment keine ausreichenden Gebetsräume in der Innenstadt.”

Mit Dank an Anna Castellari, Eduardo S. Garcés und Fernando Navarro Sordo.

Martin Schneider – München – 12.6.2007